Eurozona in deflazione 13-03-2014

Ocse. Rischio deflazione in numerosi Paesi Ue.

13-03-2014

Eurozona in deflazione

L'Ocse ha rilevato quanto decine di milioni di sventurati cittadini europei vivono quotidianamente da molti mesi; la deflazione sta per diventare una certezza in molti Paesi periferici e la conferma è data dal fatto che l'inflazione sia scesa ben al di sotto dei limiti previsti.
 
In macroeconomia la deflazione è un forte calo del livello generale dei prezzi ed è l'esatto contrario dell'inflazione.
 
In altre parole si tratta di una profonda debolezza della domanda interna di beni e servizi, un freno quindi per la spesa di consumatori ed aziende, con i primi che attendono ulteriori cali dei prezzi da parte dei secondi e creando in tal modo un circolo vizioso, una spirale negativa.
La negatività estrema del fenomeno sta appunto nel fatto che le imprese, non riuscendo più a vendere a determinati prezzi parte dei beni prodotti e dei servizi erogati, tentano di collocarli in ogni modo anche a prezzi inferiori. 
Beninteso la pesante contrazione dei prezzi si ripercuote sui ricavi, anche essi ovviamente in calo, delle aziende.
 
La conseguenza è che le imprese cerchino disperatamente di ridurre i costi attraverso la diminuzione dei prezzi di acquisto di beni e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e conseguentemente anche tramite un minore ricorso al credito.
 
Questo ultimo passaggio, il minore ricorso al credito bancario, è esattamente quanto sta accadendo da tempo in Italia.
 
I prezzi al consumo tendono da molti mesi  all’inflazione zero, il punto oltre al quale tecnicamente inizia la deflazione ma sarebbe il caso di domandarsi anche i motivi di tale fenomeno invece di effettuarne una fredda analisi.
 
Il punto è che ben pochi avranno il coraggio di dire la verità e cioè che tutto ha inizio da specifiche scelte finanziarie europee.
 
La brusca frenata, per non dire totale arresto, dei grandi investimenti deve essere attribuita alla cecità di quanti (Olli Rehn, Bce, Merkel e Deutsche Bank) sostengono fanaticamente da un paio di anni l'esigenza del pieno rigore economico, rigore al quale molti si sono prostrati sottoscrivendo suicidi patti di stabilità, pareggi di bilancio in Costituzione e clausole di salvaguardia.
In nome di tali follie le economie nazionali non più sovrane, tranne che per la fortunata Gran Bretagna, si sono ritrovate in una camicia di forza finanziaria, senza più spazio di manovra in quanto costantemente sotto tiro da parte di Bruxelles.
 
La minaccia permanente di pesanti sanzioni economiche ha così bloccato quell'esuberanza indispensabile nella gestione sapiente di un'azienda come di uno Stato, nell'accettazione del rischio di impresa che porta quotidianamente gli imprenditori a non seguire i freddi calcoli ma ad accettare l'ignoto investendo in manodopera e macchinari nella speranza di un positivo riscontro dei mercati anche quando tutto sembra volgere al peggio.
 
Non vi sono più stati i colpi di reni indispensabili per rovesciare il tavolo, incidere nel corso degli eventi, opporsi al fato avverso.
 
Grazie alla follia del rigore ci si è ritrovati tutti, imprenditori, consumatori ed economie "nazionali" ridotte a servi sciocchi e succubi, accasciati su noi stessi con stipendi drammaticamente stabili a fronte di tasse criminalmente crescenti per fronteggiare un debito pubblico creato dallo stato e dallo stesso mai contenuto.
 
Di conseguenza la parte debole della catena, il consumatore, ha iniziato disperatamente a tentare di salvarsi dalla catastrofe consumando sempre meno ed a prezzi sempre più bassi.
 
Questa è la spirale nella quale l'Italia è entrata da tempo.
 
L'Ocse la chiama deflazione.
 
Molti la chiamano Europa.